L’ascesa delle tifoserie antifasciste nel calcio brasiliano

Di Matheus Medeiros per Vice Brasile – Tradotto da Leib

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Manifestazione degli Ultras di Resistência Coral.

Negli stadi – un territorio visto molto spesso come violento, machista e conservatore – si moltiplicano i gruppi libertari e critici nei confronti del capitalismo. Conosciamone alcuni..

Il centrocampista del Palmeiras Felipe Melo e il Corintiano Jadson, hanno manifestato nelle ultime settimane il loro appoggio pubblico al pre-candidato alla presidenza Jair Bolsonaro [1] del PSC (Partito Sociale Cristiano). É possibile che qualcuno in qualche paese molto distante abbia apprezzato la notizia, ma la grande maggioranza dei brasiliani ha criticato queste dichiarazioni a causa lo scarso livello di tolleranza dimostrato da Bolsonaro. Tuttavia, queste prese di posizione hanno fatto sì che alcune tifoserie organizzate con ideali contrari a quelli di Bolsonaro, quindi più tolleranti e a favore dell’inclusione delle minoranze, facessero sentire la propria voce: le auto-nominatesi tifoserie antifasciste.

“Penso sia importante per i tifosi capire che un giocatore può essere adorato dalla tifoseria e tutto il resto, ma questo non impedisce che abbia posizioni intolleranti e appoggi un candidato neonazista”, afferma A.T., uno dei fondatori del Palmeiras Antifascista, che si è prodigato nel ripudiare il posizionamento di Melo nelle reti sociali.

“Non possiamo passare sopra al fatto che sta promuovendo l’intolleranza soltanto perché difende i nostri colori”

Attualmente, oltre al Palmeiras, i tifosi di altri 27 club si riuniscono in collettivi attivi per difendere gli ideali antifascisti: ABC-RN, América-RN, Atlético Mineiro, Bangu, Botafogo-RJ, Botafogo-SP, Corinthians, CRB, Cruzeiro, Ferroviário-CE, Flamengo, Fluminense, Fortaleza, Grêmio, Guarani-SP, Internacional, Joinville, Londrina, Náutico, Paysandu, Remo, Santa Cruz, Santos, São José-SP, São Paulo, Vasco e Vitória.

“Tanto in Brasile, quanto in Europa, negli ultimi anni c’è stato un proliferare di tifoserie antifasciste”, dice Victor de Leonardo Figols, dottorando in Storia dell’Università Federale del Paraná. “Queste tifoserie, progressiste e antifasciste, sono molto importanti nello scenario calcistico attuale, poiché posizionandosi passano a disputare uno spazio sugli spalti con i gruppi più conservatori, che moltiplicano pregiudizi e intolleranza. Hanno iniziato a marcare questo territorio, diffondendo il messaggio che certi comportamenti non saranno più accettati o tollerati nel calcio e nella società.”

Per Flavio de Campos, professore del corso di Storia Sociale e Culturale del Calcio della USP, il coinvolgimento della politica nel calcio di oggi è diverso da quello percepito nel passato, principalmente nell’ambiente delle tifoserie. “Prima le manifestazioni politiche partivano sempre da persone o settori specifici della curva. Non c’erano movimenti organizzati che si impegnassero politicamente come se ne vedono attualmente.”

Per gli specialisti, l’ascesa delle tifoserie sorge come conseguenza dell’aggravarsi delle dispute e delle discussioni politiche nella vita di tutti i giorni nella società brasiliana – nei social, nei gruppi WhatsApp, durante i pranzi in famiglia o nelle manifestazioni popolari. Entrambi concordano sul fatto che sia piuttosto curioso osservare come, mentre gli spalti si trasformano in spazi di disputa politica, i luoghi tradizionalmente deputati a questo tipo di discussione prendono sempre di più le sembianze di risse da stadio: fanatismo sfrenato, gridi di guerra, sfottò e prese in giro, abbigliamenti e colori ufficiali. “É significativo come la disputa politica in Brasile somigli ad un conflitto fra tifoserie. Guardiamo per esempio alle barriere di divisione che è sono state messe tra i sostenitori delle due differenti fazioni in momenti come la deposizione di Lula a Curitiba. Prima di allora scene come questa si erano viste solo tra tifoserie organizzate nei giorni dei derby. Esiste una mimetizzazione dei comportamenti, del vestirsi, della gestualità e delle parole d’ordine. Dagli spalti fino alla strada”, afferma il professore della USP.

Ma se già è difficile definire cos’è il fascismo, come descrivere cos’è una tifoseria Antifa? Per cercare di capire le differenti aspirazioni di questi gruppi, abbiamo interpellato alcuni rappresentanti delle tifoserie provenienti da diverse regioni del Brasile: Palmeiras Antifascista, Ultras Resistência Coral, Ferroviário e Grêmio Antifascista. Di seguito i riassunti delle interviste:

Palmeiras Antifascista

‘Stiamo sugli spalti per mostrare che il calcio non è uno spazio di odio e segregazione”

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Bandiera della tifoseria Palmeiras Antifascista nello stadio Allianz Parque.

Il Palmeiras Antifascista nacque nel 2014 dall’unione di due tifoserie. Venne creata una pagina Facebook con l’idea di discutere l’intolleranza sugli spalti. “Quando abbiamo visto che il dibattito stava prendendo una certa consistenza decidemmo di allargare il numero dei moderatori e degli amministratori, stabilendo una specie di “quota”, tentando di equilibrare al massimo il numero di donne e uomini nella pagina”, afferma A. T.

Il collettivo – che attualmente riunisce più di 15.000 persone nella sua pagina Facebook, oltre alla grande partecipazione virtuale e fisica durante le partite della squadra – è composto da membri che spesso fanno già parte di gruppi organizzati, i quali però, spiega A. T., non riescono a rappresentare questi tifosi in termini politici.

“Riconosciamo i meriti delle classiche tifoserie organizzate. Ma crediamo che gli scontri tra tifoserie non portino assolutamente a nulla e che il calcio sarebbe molto più forte se queste si unissero e formassero un fronte unico contro i veri nemici:  Federazioni, Confederazioni, Polizia militare, Ministero Pubblico ecc.. In un senso le tifoserie antifasciste stanno riempiendo una lacuna lasciata dalle tifoserie classiche, che hanno finito per essere stigmatizzate dal sensazionalismo dei media.”

Per il tifoso, il grande obiettivo del movimento è mostrare che il calcio non è uno spazio indipendente dalla società, nel quale si può promuovere odio e segregazione.  “Il calcio non solo è inserito nella società brasiliana, ma porta con sé una zavorra di intolleranza e conservatorismo, diventando un terreno fertile per la diffusione dell’odio. Stiamo sugli spalti per mostrare che non è così.”

Secondo A. T., tifosi e giornalisti che predicano che lo sport e la politica non devono essere mischiati, negano il carattere culturale dello sport e la sua storia nella lotta della classe lavoratrice. “Nella metà degli anni ‘40 Palmeiras e Corinthians realizzarono un amichevole per raccogliere fondi per il Partito Comunista Brasiliano. Nessuna delle organizzazioni aveva vincoli con il comunismo, lo fecero per il bene della democrazia. Come reagirebbero i tifosi di oggi se accadesse qualcosa del genere? Coloro che predicano uno sport “apolitico” hanno una minima idea del fatto che il loro club nel passato si è posizionato politicamente?”

Ultras Resistência Coral

‘Siamo felici di vedere tifoserie di altri club che si muovo in questa direzione’

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Adesivi degli Ultras Resistência Coral assieme a Dissidenti Ultra e Fortuna Düsseldorf.

Il 31 luglio 2005 è nata la prima tifoseria politicizzata del Brasile. E non si pensi che siano stati i tifosi di uno dei club degli autonominatosi “G12” [2] a fondare questo movimento. La Ultras Resistência Coral è nata nello stato del Ceará, riunendo i tifosi del Ferroviário, terza maggior squadra dello Stato, vincitrice di nove titoli.

“Tutto è iniziato a partire dall’idea di due tifosi del club, un anarchico e un comunista, già attivi all’interno dei movimenti sociali. Vedendo il modo in cui le classiche tifoserie si comportavano negli stadi, seminando odio contro gli avversari attraverso manifestazioni di intolleranza, si riunirono per creare un movimento diverso, con altri modelli, che non guardasse alle altre tifoserie come nemici e che non avesse come gridi di battaglia canti machisti, razzisti e omofobi”, spiega Leonardo Carneiro, rappresentante del collettivo.

Secondo Carneiro, le tifoserie europee furono d’ispirazione per la creazione di questo movimento. Tra loro le Brigate Autonome Livornesi; la Bukaneros, di Rayo Vallecano (Spagna); oltre ai tifosi del St. Pauli (Germania).

Allo stesso modo la nostra tifoseria lotta per uno sport inclusivo e libero dai pregiudizi. “Difendiamo un calcio che integri le tifoserie organizzate negli stadi, che sia popolare e di facile accesso al pubblico – tanto in termini finanziari quanto rispetto alla cultura del popolo. Crediamo che dentro gli stadi si debba poter tifare liberamente, ma senza ferire la libertà e il diritto dell’altro, per questo lottiamo contro razzismo, machismo e omofobia.”

Presa come punto di riferimento da praticamente tutti gli altri movimenti politicizzati del calcio brasiliano, la Ultras Resistência Coral spiega che far crescere il dibattito attorno a questi temi è essenziale. “Siamo felici di vedere tifoserie di altri club che si muovono in questa direzione. Accorgersi che esistono degli sforzi tangibili nel combattere la logica che muove l’attuale sistema aumenta le nostre speranze. Ma è ancora poco, siamo lontani da quello che dovrebbe essere, perfino in confronto allo scenario europeo, tuttavia questi primi passi sono essenziali.”

Per Carneiro la politica oltrepassa tutte le sfere della società, compreso lo sport e il tempo libero, è per questo che la politicizzazione del calcio è così importante. “Quello che succede nella politica interferisce per esempio nel prezzo degli ingressi, nel modo in cui si decide l’accesso allo stadio, nei permessi e nelle proibizioni riguardo al modo di tifare e nella logica stessa dell’elitizzazione del calcio.”

Gremio Antifascista

‘L’antifascismo è un dispositivo di problematizzazione delle pratiche di potere’

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Tifosi del Grêmio Antifascista si posizionano contro il governo brasiliano.

Il 28 agosto del 2014, durante la partita per la Copa do Brasil contro il Santos, i tifosi del Grêmio lanciarono una serie di insulti razzisti contro il portiere avversario Aranha. Lo stesso trattamento riservato al giocatore nero del Santos, viene tradizionalmente riservato ai giocatori del club rivale Internacional, che spesso vengono chiamati ‘macacos’ (scimmie) dalla tifoseria gremista. Esattamente per questo è nato il Grêmio Antifascista.

“Anche se c’è ancora grande resistenza della tifoseria su questo tipo di argomento – e ogni sorta di giustificazione intellettuale per difendere l’indifendibile, cioè chiamare qualcun altro ‘scimmia’ e giurare che non vi sia alcuna connotazione razzista – il dibattito è urgente e necessario. Pertanto, riteniamo che sia estremamente importante rafforzare i movimenti che problematizzino e proponghino altri modi di rapportarsi in uno stadio di calcio, dopo tutto non possiamo lasciare i nostri cervelli e i nostri valori al tornello d’entrata dello stadio quando andiamo a vedere una partita.”, dice R.J., rappresentante del movimento.

Da allora la tifoserie è cresciuta nelle reti sociali e sugli spalti grazie alla Tribuna 77, un gruppo organizzato che si fa portavoce di tematiche etiche, sociali e politiche, rifiutandosi di cantare cori razzisti e omofobi. “Uno dei nostri grandi sforzi è far percepire al tifoso che molte volte aderiamo senza pensare a una serie di valori e discorsi che ci inseriscono automaticamente in una determinata posizione discorsiva e di potere.”

Secondo R. J., per la tifoseria l’antifascismo è un dispositivo per problematizzare  le pratiche di potere. “Questo significa che la nostra preoccupazione è rispetto a ciò che intendiamo come fascismo, in tutti gli ambiti: negazione della differenza, soppressione dell’altro, affermazione di una verità unica, imposizione di determinati modi di esistere e di relazionarsi a discapito di altri. Intendiamo quindi la nostra come una lotta al fascismo nelle sue più svariate forme, dalla repressione della polizia ad opera dello stato, alle soggiogazioni e allo sterminio che il sistema capitalista mette in atto, al machismo, LGBTfobia, razzismo e tutti i tipi di negazione, diminuzione e eliminazione della differenza e dell’altro.”

[1] Nota di Leib: Futuro candidato alle presidenziali brasiliane, noto per la sua intolleranza nei confronti delle minoranze e per le sue dichiarazioni fasciste, razziste, omofobe e inneggianti alla tortura e alla dittatura militare.

[2]  Nota di Leib: Il G12 è il gruppo delle 12 migliori squadre del campionato brasiliano.

Traduzione dal sito Outras Palavras di Leonardo per l’Associazione Leib [qui la versione ufficiale in portoghese di Matheus Medeiros]

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