Il corpo istituente

«Qual è il rapporto tra l’opera d’arte e la comunicazione?
Nessuno, nessuno.
L’opera d’arte non è uno strumento di comunicazione. L’opera d’arte non ha nulla a che fare con la comunicazione. L’opera d’arte non contiene, a rigor di termini, la minima informazione. In compenso c’è un’affinità fondamentale tra l’opera d’arte e l’atto di resistenza. Allora lì sì, che ha qualcosa a che fare con l’informazione e con la comunicazione, a titolo di atto di resistenza. Ma qual è il rapporto misterioso che intercorre tra un’opera d’arte e un atto di resistenza? Dal momento in cui gli uomini che resistono non hanno né il tempo né talvolta la cultura necessari per avere alcun rapporto con l’arte… non so. Malraux sviluppa un buon concetto filosofico. Malraux dice una cosa molto semplice sull’arte; dice: ‘È la sola cosa che resiste alla morte’».

Gilles Deleuze

 

Come mettono in luce le riflessioni dei Disability Studies, l’utilizzo di termini medici e patologici per l’interpretazione psichiatrica di comportamenti devianti rispetto all’ordine sociale dominante funziona primariamente in una prospettiva di gestione e controllo sociale, volte alla normalizzazione del soggetto e alla sua re-inclusione nel sistema stesso. Sebbene le istituzioni psichiatriche, a seguito dalle forti critiche mosse dal movimento antipsichiatrico degli anni ’70, hanno saputo trasformare l’internamento e le coercizioni fisiche in lenti processi pedagogici, queste mettono ancora in luce come la relazione di cura è sempre una relazione di potere. Il soggetto come disabile è prodotto all’interno di dispositivi e di relazioni di potere che promuovono paradossalmente una soggettivazione attraverso un processo di assoggettamento. Più che sulla “natura” del soggetto e della soggettività (ancora legata al concetto filosofico dell’identità), il focus di questa ricerca è legato al concetto di soggettivazione che sposta  il discorso dall’essere al fare, iscrivendosi nella dimensione pratica, e prova a ripensare la soggettività come prodotta dalle pratiche. Interrogare le pratiche su come si possa rielaborare la relazione educativa delle istituzioni psichiatriche è la principale domanda di questa ricerca che coinvolge i partecipanti ai laboratori del Metodo Hobart dell’associazione Movimento Centrale. Attraverso la pratica della danza in campo psichiatrico che coinvolge educatori e soggettività “disabilitate”, il lavoro di ricerca si propone di indagare e riflettere sull’agire politico e sociale della pratica danza, che incentrandosi sull’esperienza della “sensibilità” a scapito della disciplina, può rielaborare i rapporti di potere. Domanda che porta con sé un’altra riflessione sulle pratiche del corpo come tecniche del corpo e come tecniche “del sé” ovvero quello che Foucault definisce “pratiche riflesse e volontarie mediante le quali gli uomini non solo si fissano delle regole di condotta, ma cercano di trasformare se stessi, di modificarsi nel loro essere singolare”.

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